L’obbligo di interpretazione conforme “sconfina” nel terzo pilastro: note a margine della sentenza Pupino

Studi sulla integrazione europeaNumero 1-2006, Gennaio 2006

Legato come :

Riassunto


1. La sentenza Pupino. – 2. L’obbligo di interpretazione conforme tra diritto internazionale e diritto comunitario: a) le differenze. – 3. Segue: b) i presupposti della sua maggiore estensione nel diritto comunitario. – 4. Lo “sconfinamento” della giurisprudenza della Corte nel terzo pilastro. – 5. Considerazioni conclusive.

Vedere l´intero contenuto di questo documento

Riassunto


L’obbligo di interpretazione conforme “sconfina” nel terzo pilastro: note a margine della sentenza Pupino

1. La sentenza Pupino

1. Con la sentenza in commento1, “per la prima volta”2 la Corte di giustizia si è pronunciata, in via pregiudiziale, sull’interpretazione di una decisione quadro. Si tratta della decisione quadro 2001/220/GAI, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale3. Prima di analizzare i passaggi del ragionamento seguito dalla Corte, occorre riassumere in breve i fatti in causa. La signora Maria Pupino, insegnante di scuola materna, era indagata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze in merito alla commissione dei reati di abuso dei mezzi di disciplina e lesioni aggravate. L’insegnante avrebbe inflitto l’uno e le altre ad alcuni dei propri alunni, tutti di età inferiore ai cinque anni all’epoca dei fatti. Nel corso del procedimento il pubblico ministero ha chiesto al giudice per le indagini preliminari l’acquisizione delle testimonianze delle persone offese tramite il meccanismo dell’incidente probatorio e secondo le modalità previste dall’art. 398, comma 5-bis, c.p.p.4. Non ammettendo le norme di rito tale possibilità5, il giudice si è domandato se esse dovessero essere interpretate alla luce della decisione quadro suddetta6. Questa, infatti, impone agli Stati membri l’obbligo di provvedere, entro il termine, già allora scaduto, del 22 marzo 2002, ad adeguare i rispettivi ordinamenti ad alcuni principi di garanzia nei confronti della vittima nel procedimento penale, contenuti nella stessa decisione quadro. Tra questi, in particolare, il principio, enunciato dall’art. 8, secondo cui, “ove sia necessario proteggere le vittime, in particolare le più vulnerabili, dalle conseguenze della loro deposizione in udienza pubblica, ciascuno Stato membro garantisce alla vittima la facoltà, in base ad una decisione del giudice, di rendere testimonianza in condizioni che consentano di conseguire tale obiettivo e che siano compatibili con i principi fondamentali del proprio ordinamento”7. Il giudice a quo, in altre parole, di fronte alla maggiore ampiezza delle condizioni previste dalla decisione quadro rispetto alle norme di rito interne, ha domandato alla Corte se (e a quali condizioni) le seconde dovessero essere lette alla luce delle prime. La questione pregiudiziale schiudeva così le porte dei giudici di Lussemburgo ad una serie di interrogativi complessi e per la prima volta formulati. Essi in definitiva investono l’esistenza dell’obbligo di interpretazione conforme rispetto alle decisioni quadro.

La Corte risponde in modo affermativo alla domanda contenuta nell’ordinanza di rinvio, argomentando sulla base dei passaggi che ora si esporranno. Essa innanzitutto si dichiara competente, in linea di principio, a pronunciarsi sulla questione pregiudiziale, giusta la sussistenza dei presupposti richiesti dall’art. 35 TUE e delle condizioni di ricevibilità della domanda8. In merito alla questione principale, la soluzione affermativa prende le mosse dal presupposto che le decisioni quadro abbiano lo stesso carattere vincolante delle direttive. La Corte muove dalla formulazione dell’art. 34, par. 2, lett. b) TUE, “strettamente ispirata”9, da quanto si legge nella sentenza, a quella dell’art. 249, comma 3 TCE. Il carattere vincolante delle direttive, dunque, si “trasmetterebbe” alle decisioni quadro, per le quali tale carattere è formulato “in termini identici a quelli dell’art. 249, terzo comma, CE”10. Tale circostanza – aggiunge succintamente la Corte – “comporta, in capo alle autorità nazionali, ed in particolare ai giudici nazionali, un obbligo di interpretazione conforme del diritto nazionale”11

Vedere l´intero contenuto di questo documento

Collegamenti sponsorizzati




ver las páginas en versión mobile | web

ver las páginas en versión mobile | web

© Copyright 2012, vLex. Tutti i Diritti Riservati.

Contenuti di vLex Unione Europea

Esplora vLex

Per Professionisti

Per Soci

Società