Conclusions de l'avocat général M. J. Richard de la Tour, présentées le 28 avril 2022.

JurisdictionEuropean Union
ECLIECLI:EU:C:2022:326
Celex Number62021CC0159
Date28 April 2022
CourtCourt of Justice (European Union)

Edizione provvisoria

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

JEAN RICHARD DE LA TOUR

presentate il 28 aprile 2022 (1)

Causa C159/21

GM

contro

Országos Idegenrendeszeti Főigazgatóság,

Alkotmányvédelmi Hivatal,

Terrorelhárítási Központ

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dalla Fővárosi Törvényszék (Corte di Budapest-Capitale, Ungheria)]

«Rinvio pregiudiziale – Spazio di libertà, sicurezza e giustizia – Direttiva 2011/95/UE – Norme sulle condizioni per il riconoscimento dello status di rifugiato o di beneficiario della protezione sussidiaria – Direttiva 2013/32/UE – Procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca della protezione internazionale – Minaccia alla sicurezza nazionale – Presa di posizione di un’autorità specializzata – Accesso alle informazioni riservate – Contenuto essenziale di tali informazioni – Impossibilità di riferire informazioni nell’ambito del procedimento amministrativo o giurisdizionale»






I. Introduzione

1. La presente domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione di una serie di disposizioni della direttiva 2011/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, recante norme sull’attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della protezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (2) e della direttiva 2013/32/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale (3), nonché degli articoli 41 e 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (4).

2. Tale domanda è stata presentata nel quadro dell’esame del ricorso proposto da GM, cittadino siriano, avverso la decisione dell’Országos Idegenrendészeti Főigazgatóság (direzione generale nazionale della polizia degli stranieri, Ungheria; in prosieguo: la «direzione generale» o l’«autorità accertante») con cui gli veniva revocato lo status di rifugiato e negato il riconoscimento dello status di protezione sussidiaria.

3. Con le questioni pregiudiziali, il giudice del rinvio chiede alla Corte di pronunciarsi sulle modalità di applicazione delle procedure di revoca e di diniego del riconoscimento della protezione internazionale a un cittadino di un paese terzo considerato, sulla base di informazioni riservate, una minaccia per la sicurezza dello Stato membro in cui si trova. In particolare, detto giudice mette in dubbio la compatibilità con il diritto dell’Unione della normativa ungherese nella misura in cui, da una parte, per ragioni di protezione della sicurezza nazionale, limita l’accesso delle persone interessate o dei loro rappresentanti alle informazioni riservate sulla cui base sono adottate le decisioni di revoca o di diniego del riconoscimento della protezione internazionale e, dall’altra, conferisce ad autorità specializzate in materia di sicurezza nazionale un ruolo primario nella procedura di adozione di dette decisioni.

4. Nelle presenti conclusioni illustrerò le ragioni che mi portano a ritenere che la procedura di cui trattasi non soddisfi numerose garanzie procedurali di cui un richiedente protezione internazionale dovrebbe beneficiare in forza delle direttive 2011/95 e 2013/32.

II. Contesto normativo

A. Diritto dell’Unione

5. Per quanto attiene alla direttiva 2011/95, le disposizioni pertinenti nell’ambito della presente domanda di pronuncia pregiudiziale sono le seguenti: l’articolo 4, paragrafo 3, l’articolo 14, paragrafo 4, lettera a), e l’articolo 17, paragrafo 1, lettere b) e d).

6. Quanto alla direttiva 2013/32, le disposizioni pertinenti sono le seguenti: l’articolo 4, paragrafi 1 e 2, l’articolo 10, paragrafi 2 e 3, l’articolo 11, paragrafo 2, l’articolo 23, paragrafo 1, l’articolo 45, paragrafi 1 e 3, e l’articolo 46, paragrafo 1.

B. Diritto ungherese

7. L’articolo 8, paragrafi 4 e 5, della menedékjogról szóló 2007. évi LXXX. törvény (legge n. LXXX del 2007 sul diritto di asilo) (5), del 29 giugno 2007, nella versione modificata dalla 2018. évi CXXXIII. törvény az egyes migrációs tárgyú és kapcsolódó törvények módosításáról (legge n. CXXXIII del 2018 recante modifica di talune legge aventi ad oggetto la migrazione e di talune leggi complementari (6)), in vigore dal 1° gennaio 2019, così dispone:

«4. Non può essere riconosciuto come rifugiato lo straniero la cui permanenza sul territorio ungherese costituisca un pericolo per la sicurezza nazionale.

5. Non può essere riconosciuto come rifugiato lo straniero al quale un organo giurisdizionale abbia inflitto, con sentenza definitiva,

a) una pena detentiva di durata pari o superiore a cinque anni per aver commesso un reato doloso,

b) una pena detentiva per la commissione di un reato con recidiva, recidiva reiterata o recidiva reiterata con violenza,

c) una pena detentiva di durata pari o superiore a tre anni per aver commesso un reato contro la vita, l’integrità fisica o la salute, un reato di pericolo contro la salute, un reato contro la libertà personale, un reato a sfondo sessuale, un reato di turbamento della pace pubblica, un reato contro la pubblica sicurezza o un reato contro la pubblica amministrazione».

8. L’articolo 15 della legge sul diritto d’asilo prevede quanto segue:

«Non si riconosce lo status di protezione sussidiaria allo straniero

(...)

ab) nei cui confronti esista un motivo di esclusione ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 5;

b) la cui permanenza sul territorio ungherese leda la sicurezza nazionale».

9. L’articolo 57, paragrafi 1 e 3, della legge sul diritto d’asilo è così formulato:

«(1) Nei procedimenti disciplinati dalla presente legge, l’autorità specializzata dello Stato emette un parere sulle questioni specifiche la cui valutazione rientra nella sua competenza nell’ambito di un procedimento amministrativo.

(...)

(3) L’autorità competente in materia di asilo non può discostarsi dal parere dell’autorità specializzata dello Stato ove non sia competente a pronunciarsi sul suo contenuto».

10. L’articolo 11 dell’a minősített adat védelméről szóló 2009. évi CLV. törvény (legge n. CLV del 2009 sulla protezione delle informazioni classificate) (7), del 29 dicembre 2009, così dispone:

«(1) L’interessato ha il diritto di accedere ai suoi dati personali qualificati come informazioni classificate nazionali in virtù di un’autorizzazione all’accesso rilasciata dal classificatore e senza dover disporre di un nulla osta di sicurezza personale. Prima di accedere alle informazioni classificate nazionali, l’interessato deve rendere una dichiarazione scritta di riservatezza ed impegnarsi al rispetto delle norme in materia di protezione delle informazioni classificate nazionali.

(2) Su richiesta dell’interessato, il classificatore decide, entro quindici giorni, l’eventuale concessione dell’autorizzazione alla consultazione. Il classificatore nega l’autorizzazione alla consultazione se la conoscenza delle informazioni pregiudica l’interesse pubblico alla base della classificazione. Il classificatore deve motivare il diniego dell’autorizzazione alla consultazione.

(3) In caso di diniego dell’autorizzazione alla consultazione, l’interessato può impugnare tale decisione con ricorso amministrativo (...)».

11. L’articolo 12, paragrafi 1 e 2, della legge sulla protezione delle informazioni classificate enuncia quanto segue:

«(1) Il responsabile del trattamento delle informazioni classificate può negare all’interessato l’esercizio del suo diritto di accesso ai propri dati personali ove tale esercizio comprometta l’interesse pubblico alla base della classificazione.

(2) Qualora i diritti dell’interessato siano fatti valere dinanzi a un giudice, l’articolo 11, paragrafo 3, si applica mutatis mutandis al giudice adito e all’accesso alle informazioni classificate».

12. L’articolo 13 della legge sulla protezione delle informazioni classificate è formulato nei seguenti termini:

«1. Le informazioni classificate possono essere utilizzate solo da chi possa dimostrare di svolgere una funzione statale o pubblica e che, fatte salve le eccezioni previste dalla legge, disponga di:

a) un valido nulla osta di sicurezza personale, corrispondente al livello di classificazione delle informazioni che intende utilizzare;

b) una dichiarazione di riservatezza, e

c) un’autorizzazione all’uso.

(...)

5. Salvo disposizione contraria di legge, spetta al giudice esercitare i poteri decisori necessari per definire le cause che gli sono state assegnate secondo l’ordine di ripartizione, senza necessità di effettuare controlli relativi alla sicurezza nazionale, al nulla osta di sicurezza, alla dichiarazione di riservatezza o all’autorizzazione all’uso».

III. Procedimento principale e questioni pregiudiziali

13. GM, cittadino siriano, presentava domanda di asilo nel 2005 mentre stava scontando una pena detentiva inflitta con una sentenza definitiva pronunciata nel 2002 per un capo di imputazione vertente su quantitativi rilevanti di stupefacenti.

14. Nel 2010, a seguito di una procedura di controllo confermata mediante decisione giudiziale, le autorità ungheresi revocavano lo status di «persona accolta» che gli avevano in precedenza riconosciuto. Nel 2011, GM presentava nuovamente una domanda diretta a ottenere lo status di rifugiato, a seguito della quale, con sentenza del 29 giugno 2012, il giudice del rinvio lo riconosceva quale rifugiato «sur place».

15. Nel 2019, veniva avviato d’ufficio un procedimento amministrativo volto a revocargli lo status di rifugiato e che si concludeva con detta revoca. Compete al giudice del rinvio verificare le legittimità della decisione di revoca dello status di rifugiato a GM.

16. Nel corso del procedimento amministrativo, la seconda parte resistente, l’Alkotmányvédelmi Hivatal (Ufficio per la tutela della Costituzione, Ungheria), e la terza parte resistente, il Terrorelhárítási...

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