Il diritto consuetudinario 'midollo etnico' del popolo albanese nell'arco dei secoli

Autore:Eugen Pepa
Pagine:809-830
 
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EUGEN PEPA
IL DIRITTO CONSUETUDINARIO:
“MIDOLLO ETNICO” DEL POPOLO ALBANESE
Il diritto consuetudinario albanese, è una parte importante del patri-
monio giuridico del popolo albanese nei secoli. Per molti secoli esso ha
rappresentato una colona portante della nostra identità e ha regolamentato
le relazioni sociali-giuridiche, delle società agricole-montanare, nel mio
paese. In questo articolo io voglio presentare un panorama degli studi, che
hanno avuto per soggetto questo patrimonio giuridico, analizzando anche le
diverse varianti, che sono state recentemente pubblicate, creando una map-
pa che include gran parte delle regioni albanesi. Cominceremo la nostra
analisi dal analisi della consuetudine, elemento imprescindibile e ed essen-
ziale del diritto del costume.
La consuetudine, è tra le fonti del diritto, sicuramente, quella più re-
mota nel tempo. Essa consiste in un comportamento costante ed uniforme
(diuturnitas), tenuto dai consociati con la convinzione (opinio iuris) che
tale comportamento sia doveroso o da considerarsi obbligatorio per tutti i
consociati. Inoltre dal punto di vista sociologico, essa è un fatto umano
che viene ripetuto durevolmente, perché in esso la coscienza collettiva
rinviene un valore da serbare ed osservare. È così che nasce il diritto nei
primordi della storia umana: non da un testo scritto, frutto di rivelazione
divina o di sapienza di dotti, bensì da un fatto che si ripete, da una durata
che si distende nel tempo, da un osservanza collettiva, che non è obbe-
dienza passiva, ma piuttosto adesione. La sua creazione non può essere
ricondotta ad una persona o ad un’organizzazione statale, ma piuttosto ad
una comunità di persone che, convivendo, si danno delle regole in manie-
ra spontanea per confermarle e condividerle negli anni. La staticità di
queste regole viene conservata da una condivisione generale del gruppo,
che le ritiene giuste. In molte occasioni, questo tipo di normativa assume
degli stretti connotati di sacralità e la forma di trasmissione orale contri-
buisce a formalizzare le regole, trasformandole in essenziali e, soprattut-
to, precettive.
Un’altra dimensione della consuetudine è la sua dimensione plurale.
Le condizioni storiche e sociali nelle quali ha vissuto il mio popolo così a
lungo sono state determinanti perché, essa vivesse così a lungo, da ren-
derla anche nei nostri giorni, oggetto di studio e di controversie, da ren-
derla epicentro del diritto del costume albanese.
Il mio popolo ha vissuto a lungo, occupato dagli stranieri, e in man-
canza totale, di una autorità statale che lo rappresentasse. Questo ha favo-
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rito, nell’arco della storia la coesistenza di tanti ordinamenti giuridici pa-
ralleli, che hanno contribuito a formare una coscienza popolare che a-
vesse molti punti in comune, ma anche differenze con le altre popolazioni
europee.
Una tra le richiesta principali di ogni unità sociale, con la lingua e le
abitudini in comune, è stata la sua esigenza per la giustizia. Questo valore
è un comune denominatore di tutte le varianti dei Kanun1, che sono oggi
conosciute e raccolte e pubblicate, in Albania.
Il diritto consuetudinario albanese è nato in condizioni storico-
sociali precise. Il disfacimento dell’ordine genitivo, l’asprezza delle con-
troversie interne, la nascita della concezione di proprietà privata insieme
alla creazione dei primi istituti di sorveglianza delle consuetudini, sono
stati i primi elementi sociali che hanno portato alla nascita di queste rego-
le primordiali.
Due sono le direzioni dello sviluppo delle consuetudini in Albania:
1. La sostituzione dei vecchi costumi sociali dell’ordine genitivo con
delle vere e proprie norme giuridiche di carattere precettivo.
2. Il legiferare di nuove norme, dai Convegni degli Anziani e delle
Assemblee popolari che rispecchiavano il nuovo ordine, la proprietà
privata e le stratificazioni sociali.
Il prof. E. Çabej, noto linguista albanese, sottolineava che “non c’è
patriottismo locale, se ricordiamo che il popolo Albanese insieme con i
Greci, sono i due popoli più antichi dei Balcani, mentre gli altri si sono
formati più tardi”.
La nota albanologa inglese, Edith Durham, ha scritto:
“Le leggi e i canoni che vengono attribuiti a Leka, si vede chiara-
mente che sono più antichi del 1400. Forse a quelle leggi hanno obbedito
i guerrieri antichi con le armi di bronzo, che si vedono nelle tombe prei-
storiche” (2).
Questa idea viene sostenuta pure dal noto scrittore albanese, I. Kada-
re, nella sua opera “Eschilo, questo grande perdente”, quando afferma che
“...questo diritto fa parte di un antico codice inter-balcanico, che somiglia
all’antico diritto greco del tempo di Omero, fino alla prosperità di Atene.
La somiglianza si evidenzia in tante stesse istituzioni come quelle delle
tragedie di Eschilo” (5).
Le regole del diritto consuetudinario si eseguirono in maniera ri-
petuta per un lungo tempo e si trasformarono in abitudini e consuetu-
dini locali.
La convinzione giuridica sulla quale si sostenevano era uguale per
tutti i ceti sociali e le regole del Kanun non prevedevano eccezioni di
estrazione sociale.
1 Raccolte di consuetudini giuridiche sociali delle diverse regioni albanesi.

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