Spostamenti fisici e voli immateriali

Autore:Stefano Carlucci
Pagine:771-788
 
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STEFANO CARLUCCI
SPOSTAMENTI FISICI E VOLI IMMATERIALI
“To leave a bounded region designated as
“home”, to come in contact with a cultural
other, and to return with some sign of gain (or
loss), reflecting the experience”.
BAKTHIN 1981
Affinché un qualsiasi tipo di viaggio, quale che sia la sua natura,
possa avere inizio è necessario, o almeno consigliabile per la sua possibi-
le riuscita, che siano ben chiari un luogo di partenza e uno di arrivo,
estremi ideali fra i quali successivamente il viaggio stesso si svilupperà.
Il percorso intrapreso potrà pertanto essere il risultato di uno sposta-
mento fisico volontario, nel caso ad esempio di un turista intento a visita-
re luoghi più o meno lontani, di uno “forzato”, un migrante che lascia il
suo paese in cerca di miglior fortuna, ma anche mentale, quando a com-
pierlo è uno studioso interessato all’analisi di civiltà e tradizioni diverse
dalla sua.
Il turista e il migrante e lo studioso possono così, secondo questo pa-
rallelismo concettuale, divenire soggetti funzionalmente accomunabili,
tutti e tre difatti compiono uno spostamento1 verso l’altro: le suddette ca-
tegorie sono solite confrontarsi, con finalità apparentemente molto lonta-
ne (svago-necessità-studio), con situazioni sociali, storiche e culturali dif-
ferenti dalla propria.
Una volta riconosciuto l’altro lo si potrà studiare attentamente o osserva-
re superficialmente e il primo risultato di questa analisi sarà probabilmente
un quasi automatico processo di categorizzazione, dal quale potranno scaturi-
re, a seconda dei casi, palesi differenze e insospettabili similitudini.
Ma se la valutazione di un qualsiasi oggetto è sempre e comunque il
risultato di processi di confronto con gli altri oggetti con cui lo stesso può
essere di volta in volta relazionato, il suo valore assoluto tende a divenire
un’astrazione teorica di poca utilità.
Per determinare quindi la natura di una comunità o di una tradizione cul-
turale, anche per le più aberranti estremizzazioni identitario-escludenti, è
sempre necessario un termine di paragone, un punto di vista altro:
1 Si ritiene utile in questa sede riproporre una pertinente e al contempo significativa de-
scrizione del concetto di spostamento: “…déplacement, shift, mutamento di posizione, di sede,
di direzione, di attenzione, di ordine, di tras ferimento, di viaggio, ...”. Ponzio 1982: 7.
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The implication is that it takes another culture to know another culture.
Of course, there is no single native viewpoint in any case, only so many dif-
ferent “subject positions”, each with their interested take on a phenomenon
that is itself intersubjective and greater than any one of them. Bakhtin, 1981.
Presunzioni interpretative
Assunto che ogni possibile atto interpretativo è per forza di cose in
qualche modo limitato (Eco: 1990), è possibile descriverne genericamen-
te la struttura parlando di un’acquisizione operata dal soggetto interpre-
tante nello studio degli elementi che compongono l’oggetto interpretato.
Oltrepassando questa “scorciatoia esemplificativa”, le modalità che
regolano il suddetto processo di acquisizione, le capacità di comprensione
e la scelta stessa dei percorsi interpretativi da preferire nei singoli casi,
sono tutte da considerarsi quali variabili complesse e cangianti, legate a
fattori che si muovono, non sempre in maniera disciplinata e prevedibile,
fra norme e convenzioni socioculturali da un lato e specificità individuali
dall’altro.
Il continuum di produzione di senso in cui ogni essere umano è im-
merso, genera quindi quello che Von Uexküll chiama “umwelt”, una sor-
ta di universo soggettivo, la sfera personale propria di ciascun essere u-
mano, nel quale ognuno si muove spostandosi tra vari livelli e finendo
coll’impersonare diversi ruoli (attore e pubblico possono essere conside-
rate in questo caso posizioni fra loro intercambiabili).
Questa sorta di cellula esistenziale, porosa e non-indifferente alle in-
fluenze esterne, è però un ambiente in continua evoluzione, i cui nuclei (i
singoli uomini) non necessariamente perseguono la comprensione del
“vero senso” delle cose, ammesso che sia effettivamente possibile indivi-
duarne solo uno.
Non tutte le attività umane hanno ovviamente la ricerca della/e verità
quale fine ultimo e il turismo, considerato nelle sue manifestazioni più
globalmente diffuse, non rientra probabilmente in questo gruppo.
Come lo spettatore di un dramma storico non ricerca nelle rappresen-
tazioni teatrali le spiegazioni concrete che possano giustificare le catene
di avvenimenti realmente accaduti e le rispettive cause, al turista potrà
risultare più comodo o naturale mostrare quello che egli stesso si aspetta
di vedere, inscenando in suo onore una rassicurante e piacevole recita.
Piuttosto che spiegare la complessità delle vicende storico-sociali che
interessano un particolare luogo, che necessiterebbero tempo ed impegno
da entrambe le parti, si potrà scegliere di ammantare la stessa location tu-
ristica di un alone di “pittoresca esoticità” di modo da renderla di facile
fruibilità, finendo così per relegarla al ruolo di una sorta di scenario natu-

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