Interventi

Autore:Franco Frattini
Occupazione dell'autore:Ministro degli Affari Esteri
Pagine:195-222
RIEPILOGO

Bambini contesi, guida per i genitori”: l’iniziativa del MAE, Roma 6 Ottobre 2008 - Approvazione risoluzione per la moratoria universale sulla pena di morte in Terza Commissione Nazioni Unite, Roma, 21 Novembre 2008 - Intervento al convegno «60 anni di diritti umani: cos’è cambiato?» Fondazione Camera dei Deputati, Roma 4 Dicembre 2008 - Audizione:... (visualizza il riepilogo completo)

 
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Le attività da me promosse quando ero Vice Presidente della Commissione europea, hanno un seguito importante nel nuovo ruolo di Ministro degli Affari Esteri per l’attenzione rivolta sempre alla tutela dei diritti dei bambini e dei diritti umani nella loro completa declinazione.

Trattasi di interventi propositivi e di iniziative attuate nell’ambito delle competenze ministeriali dirette a rafforzare la cooperazione internazionale – bimultilaterale – che qui vengono richiamate a testimonianza di una continuità di intenti nel rispetto della normativa internazionale ed europea sulla protezione dei diritti umani.

@Bambini contesi, guida per i genitori”: l’iniziativa del MAE, Roma 6 Ottobre 2008

“La tutela dei bambini in ogni forma e modalità rappresenta, e sempre ha rappresentato per me, una priorità assoluta nel mio lavoro istituzionale. Anche ora, in qualità di Ministro degli Affari Esteri, ho modo di occuparmi direttamente dei miei piccoli concittadini in particolare di quelli che si trovano all’estero perché magari – e purtroppo – contesi tra genitori di diversa nazionalità, spesso imbrigliati da una serie di sentenze di tribunali di differenti nazioni non compatibili tra di loro”: così presento l’opuscolo, “Bambini contesi, guida per i genitori”, giunto quest’anno, per iniziativa della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, alla sesta edizione. Ricordo che durante il periodo in cui sono stato Vice Presidente della Commissione Europea, responsabile del portafoglio Giustizia, Libertà e Sicurezza, ho “contribuito a far approvare un nuovo strumento normativo: il cosiddetto Bruxelles II bis, operativo dal 1 marzo 2005. Tale Regolamento che istituisce uno spazio comune europeo in materia di diritto di famiglia, è applicato in tutti i paesi dell’Unione Europea (ad eccezione della Page 196 Danimarca) e riconosce la validità delle sentenze di affidamento dei minori in tutti gli Stati dell’Unione. Lo scopo era, ed è, di uniformare la legislazione ed evitare il più possibile casi di contrasto giurisprudenziale che, alimentando le dispute tra genitori, altro non fanno che minacciare il sereno sviluppo della psicologia del bambino”.

“Bambini contesi” intende aiutare le famiglie di fronte a queste situazioni di disagio, anche per ricordare loro che il Ministero degli Affari Esteri, in stretto raccordo con la nostra rete delle Rappresentanze Diplomatico Consolari all’estero, segue con la massima cura i casi di minori contesi.

@Approvazione risoluzione per la moratoria universale sulla pena di morte in Terza Commissione Nazioni Unite, Roma, 21 Novembre 2008

“Ho salutato con viva soddisfazione l’approvazione, avvenuta oggi nella Terza Commissione delle Nazioni Unite a New York, di una risoluzione per la moratoria universale sulla pena di morte, che si riaggancia a quella adottata dall’Assemblea Generale nel 2007.

Ho, in particolare, considerato come un elemento positivo il fatto che il testo sia stato approvato con 105 voti a favore, 48 contrari e 31 astenuti, facendo segnare una tendenza in aumento del numero dei Paesi che sostengono la moratoria. Questo risultato si deve all’impegno dell’Italia, in stretto coordinamento con gli altri membri dell’Unione Europea, per costruire e mantenere salda un’alleanza tra Paesi di tutti i gruppi regionali sostenitori della moratoria.

Come si evince anche dal rapporto presentato dal Segretario Generale Ban Ki-Moon nel settembre scorso su questo argomento, si consolida un orientamento internazionale verso l’abolizione della pena di morte, a conferma che il cammino intrapreso dall’Italia, dall’Unione Europea e dal gruppo dei Paesi che appoggiano questa iniziativa interpreta un’esigenza profondamente avvertita dalla comunità internazionale.

Anche quest’anno, il nostro Paese, forte della propria tradizione giuridica, etica e politica in favore dell’abolizione della pena di morte e dell’autorevolezza internazionale conquistata nel perseguimento del successo delle risoluzioni contro la pena capitale, fino a quella fondamentale dello scorso anno, ha dato un contributo decisivo per questo importante esito. Mi auguro ora che il testo venga approvato in Assemblea Generale a dicembre con il più alto numero di consensi, obiettivo per il quale ci siamo già rimessi al lavoro.

Ringrazio per questo risultato e per il costante impegno, il Ministero degli Esteri e la sua rete all’estero, a cominciare dalla Rappresentanza a New York, che ha saputo svolgere un ruolo essenziale di negoziato e di sensibilizzazione dei Paesi membri delle Nazioni Unite”.

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Lettera al Presidente Berlusconi sulla creazione di un osservatorio Parlamentare e del governo per il monitoraggio dello stato di promozione e tutela dei diritti fondamentli, Roma 28 Novembre 2008

“Il Parlamento1 e il Governo condividono, secondo una consolidata tradizione del nostro Paese, una politica di promozione e difesa dei diritti fondamentali della persona umana.

Si tratta, in effetti, di una azione condivisa largamente dalle forze politiche rappresentate, e non, in Parlamento, volta a sostenere i diritti dell’uomo come pre-condizione della convivenza democratica. Mi riferisco, soltanto per ricordarne alcuni, al diritto assoluto alla vita e alla dignità della persona umana, alla eguaglianza tra uomini e donne contro ogni discriminazione femminile, alla libertà religiosa e al diritto di praticare la propria religione senza discriminazioni.

L’Italia, attraverso il Ministero degli Esteri, ha promosso e promuove azioni diplomatiche, nelle istituzioni sovranazionali e nei rapporti bilaterali, per affer-mare e rafforzare tali posizioni. Mi riferisco, in particolare, alla promozione, con grande successo, lo scorso anno e quest’anno, di iniziative volte ad affermare la moratoria internazionale delle esecuzioni di condanna a morte. Penso, più di recente, alle iniziative che ho assunto – in nome del Governo italiano – per la tutela della libertà e dei diritti dei cristiani in India e in Iraq.

Credo che, in questo ambito, vi sia una possibilità di ancor più stretta collaborazione politico-istituzionale tra Parlamento e Governo. Penso, Signor Presidente, ad azioni comuni, cui il Ministero degli Affari Esteri si dichiara sin d’ora disponibile, volte alla osservazione e al monitoraggio della situazione di appropriata tutela dei diritti umani fondamentali in alcune regioni del mondo.

Sarei, ad esempio, ben lieto di offrire una più intensa cooperazione in vista della creazione di un osservatorio parlamentare e del Governo – cui la rete diplomatico-consolare fornirebbe la dovuta assistenza – per il monitoraggio dello stato di promozione e tutela dei diritti fondamentali – dalla vita, alla dignità di donne e uomini, ai diritti religiosi – ad iniziare dalle aree in cui l’Italia è attivamente impegnata con proprie missioni di peacekeeping, senza escludere ovviamente altre regioni per cui un’attenzione speciale si rende necessaria.

Credo, Signor Presidente, che l’azione che Le propongo di valutare e di sostenere a nome del Governo sia un contributo alla ormai tradizionale “via italiana” all’impegno in politica estera. Un impegno che vede, sempre di più, democrazia e diritti umani come componenti essenziali della nostra azione nel mondo.”

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@Intervento al convegno «60 anni di diritti umani: cos’è cambiato?» Fondazione Camera dei Deputati, Roma 4 Dicembre 2008

Non v’è dubbio che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948 e di cui in questi giorni celebriamo in tutto il mondo il sessantesimo anniversario, costituisce uno dei grandi successi delle Nazioni Unite. Si è trattato infatti del primo atto multilaterale di codificazione dei diritti umani, che ha posto le fondamenta per lo sviluppo, nei decenni successivi, di una specifica normativa internazionale per la loro promozione e protezione.

Per la prima volta nella storia un codice normativo di carattere universale ha offerto protezione ad ogni essere umano, ovunque esso si trovi, senza distinzione di razza, colore, sesso, lingua, religione o opinione, cittadinanza o status sociale. Da allora, l’universalità e l’indivisibilità di tutti i diritti umani sono stati ribaditi più volte e nel modo più solenne. Pur non essendo di per sé un atto giuridicamente vincolante la Dichiarazione universale viene oramai ritenuta diritto consuetudinario come significativamente riconosciuto anche da paesi o gruppi di paesi che sostengono talvolta il pernicioso principio di una diversa declinazione dei diritti nelle diverse culture. Interpretazione che, assieme a tutti i paesi genuinamente impegnati nella difesa dei diritti umani, dobbiamo continuare a respingere con forza, e in ogni sede. I diritti fondamentali devono rimanere gli stessi per ogni individuo, a prescindere dalla fede religiosa, dalla nazionalità, dal genere cui si appartiene. Non dobbiamo commettere l’errore, specialmente in Europa, di inseguire astratti modelli di integrazione multiculturale a scapito dei diritti individuali. Deve essere il rispetto di questi ultimi, oggi, a forgiare l’identità europea e a porsi come condizione per l’integrazione.

Negli scorsi decenni sono stati adottati numerosi strumenti internazionali che hanno progressivamente sviluppato i principi contenuti nella Dichiarazione universale. L’intenso sviluppo della normativa internazionale ha prodotto diverse generazioni di diritti umani: dai diritti civili e politici a quelli economici, sociali e culturali, ai diritti di solidarietà anche per tutelare categorie di individui particolarmente esposti ai pericoli di violazioni dei diritti umani. Basti pensare ai minori o alle persone con disabilità. Si discute ora di una quarta generazione di diritti come conseguenza dell’avvento di nuove tecnologie, come le manipolazioni genetiche o le nuove tecnologie della comunicazione, e dei rischi a queste connessi.

Se ci limitassimo alla produzione normativa...

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