L v Unicaja Banco SA ,anciennement Banco de Caja España de Inversiones, Salamanca y Soria, S.A.U.

JurisdictionEuropean Union
CourtCourt of Justice (European Union)
ECLIECLI:EU:C:2022:397
Docket NumberC-869/19
Celex Number62019CJ0869
Date17 May 2022

Edizione provvisoria

SENTENZA DELLA CORTE (Grande Sezione)

17 maggio 2022 (*)

«Rinvio pregiudiziale – Direttiva 93/13/CEE – Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori – Principio di equivalenza – Principio di effettività – Contratto ipotecario – Carattere abusivo della “clausola di tasso minimo” prevista da tale contratto – Norme nazionali relative al procedimento giurisdizionale di appello – Limitazione nel tempo degli effetti della dichiarazione di nullità di una clausola abusiva – Restituzione – Potere di controllo d’ufficio del giudice nazionale di appello»

Nella causa C‑869/19,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Tribunal Supremo (Corte suprema, Spagna), con decisione del 27 novembre 2019, pervenuta in cancelleria il 28 novembre 2019, nel procedimento

L

contro

Unicaja Banco SA, già Banco de Caja España de Inversiones, Salamanca y Soria SAU,

LA CORTE (Grande Sezione),

composta da K. Lenaerts, presidente, A. Arabadjiev, K. Jürimäe, C. Lycourgos, E. Regan, S. Rodin (relatore) e I. Jarukaitis, presidenti di sezione, M. Ilešič, J.‑C. Bonichot, M. Safjan, F. Biltgen, P.G. Xuereb, N. Piçarra, L.S. Rossi e A. Kumin, giudici,

avvocato generale: E. Tanchev

cancelliere: L. Carrasco Marco, amministratrice

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 26 aprile 2021,

considerate le osservazioni presentate:

– per L, da M. Pérez Peña, abogado;

– per Unicaja Banco SA, già Banco de Caja España de Inversiones, Salamanca y Soria SAU, da J.M. Rodríguez Cárcamo e A.M. Rodríguez Conde, abogados;

– per il governo spagnolo, da S. Centeno Huerta e M.J. Ruiz Sánchez, in qualità di agenti;

– per il governo ceco, da M. Smolek, J. Vláčil e S. Šindelková, in qualità di agenti;

– per il governo italiano, da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da G. Rocchitta, avvocato dello Stato;

– per la Commissione europea, da N. Ruiz García, J. Baquero Cruz e C. Valero, in qualità di agenti;

– per il Regno di Norvegia, da L.-M. Moen Jünge, M. Nilsen e J.T. Kaasin, in qualità di agenti,

sentite le conclusioni dell’avvocato generale, presentate all’udienza del 15 luglio 2021,

ha pronunciato la seguente

Sentenza

1 La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (GU 1993, L 95, pag. 29).

2 Tale domanda è stata presentata nell’ambito di una controversia tra L e il Banco de Caja España de Inversiones, Salamanca y Soria SAU, nei cui diritti è subentrato l’Unicaja Banco SA (in prosieguo, congiuntamente: l’«istituto bancario»), quanto al mancato rilievo d’ufficio, da parte del giudice nazionale di appello, di un motivo relativo alla violazione del diritto dell’Unione.

Contesto normativo

Diritto dellUnione

3 Il ventiquattresimo considerando della direttiva 93/13 stabilisce che «le autorità giudiziarie e gli organi amministrativi degli Stati membri devono disporre dei mezzi adeguati ed efficaci per far cessare l’inserzione delle clausole abusive contenute nei contratti stipulati con i consumatori».

4 L’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13 prevede quanto segue:

«Gli Stati membri prevedono che le clausole abusive contenute in un contratto stipulato fra un consumatore ed un professionista non vincolano il consumatore, alle condizioni stabilite dalle loro legislazioni nazionali, e che il contratto resti vincolante per le parti secondo i medesimi termini, sempre che esso possa sussistere senza le clausole abusive».

Diritto spagnolo

5 Ai sensi dell’articolo 1303 del Código Civil (codice civile):

«Dichiarata la nullità di un’obbligazione, i contraenti devono provvedere alla reciproca restituzione di quanto ha costituito l’oggetto del contratto, con i relativi frutti, nonché il prezzo, inclusi gli interessi, fatto salvo quanto disposto dai seguenti articoli».

6 La Ley 1/2000 de Enjuiciamiento Civil (legge 1/2000 recante il codice di procedura civile), del 7 gennaio 2000 (BOE n. 7, dell’8 gennaio 2000, pag. 575) (in prosieguo: la «LEC»), al suo articolo 216 prevede quanto segue:

«I giudici civili dirimono le cause di cui sono investiti in base agli elementi di fatto, alle prove e alle domande delle parti, salvo quando la legge dispone diversamente in casi particolari».

7 L’articolo 218, paragrafo 1, della LEC dispone quanto segue:

«Le decisioni giurisdizionali devono essere chiare, precise e corrispondere alle domande giudiziali e alle ulteriori istanze delle parti, dedotte tempestivamente nel procedimento. Esse contengono le declaratorie richieste, e condannano o assolvono il convenuto dirimendo tutti i punti controversi oggetto di discussione.

Il giudice, senza discostarsi dalla causa dell’azione accogliendo elementi di fatto o di diritto distinti da quelli che le parti abbiano voluto far valere in giudizio, statuisce in conformità alle disposizioni applicabili alla causa, anche qualora non siano state citate o fatte valere correttamente dalle parti».

8 Ai sensi dell’articolo 465, paragrafo 5, della LEC:

«L’ordinanza o la sentenza emessa in appello deve statuire esclusivamente sui punti e sulle questioni sollevate dal ricorso e, se del caso, dal controricorso o dall’impugnazione di cui all’articolo 461. La decisione non può pregiudicare l’appellante, a meno che tale pregiudizio non derivi dall’accoglimento dell’impugnazione incidentale dell’appellato».

Procedimento principale e questione pregiudiziale

9 Con contratto concluso il 22 marzo 2006 l’istituto bancario ha concesso a L un mutuo ipotecario dell’importo di EUR 120 000, destinato a finanziare l’acquisto di una casa unifamiliare. Tale mutuo era rimborsabile in 360 rate mensili. Detto mutuo è stato sottoscritto al tasso fisso del 3,35% per il primo anno e, successivamente, a tasso variabile per gli altri anni; quest’ultimo tasso è stato calcolato sommando lo 0,52% al tasso Euribor a un anno. Tale contratto prevedeva una «clausola di tasso minimo», in forza della quale il tasso variabile non poteva essere inferiore al 3%.

10 Il giudice del rinvio indica che l’istituto bancario ha applicato la «clausola di tasso minimo» a L nel 2009, quando il tasso Euribor è sceso in modo considerevole. Nel mese di gennaio 2016 L ha agito dinanzi al Juzgado de Primera Instancia de Valladolid (Tribunale di primo grado di Valladolid, Spagna) avverso l’istituto summenzionato, al fine di ottenere la nullità di tale clausola e la restituzione degli importi indebitamente percepiti in applicazione della stessa. L ha sostenuto che, non essendo stata adeguatamente informata dell’esistenza di detta clausola e della sua rilevanza nel sistema del contratto di mutuo in discussione, quest’ultima doveva essere dichiarata abusiva a causa della sua mancanza di trasparenza. A propria difesa, l’istituto bancario ha obiettato che L era stata informata dell’inclusione della clausola medesima nel contratto di mutuo.

11 Con sentenza del 6 giugno 2016 lo Juzgado de Primera Instancia de Valladolid (Tribunale di primo grado di Valladolid) ha accolto la domanda, affermando il carattere abusivo della «clausola di tasso minimo» con la motivazione che quest’ultima mancava di trasparenza. Esso ha quindi condannato l’istituto bancario a rimborsare a L gli importi indebitamente percepiti in base alla stessa, maggiorati degli interessi. Tale tribunale ha tuttavia...

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