Norme sull?origine dei prodotti e applicazione territoriale dell?Accordo di Associazione con Israele al vaglio della Corte di giustizia

AuthorFrancesca Martines
Pages691-715

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Francesca Martines

Norme sull’origine dei prodotti e applicazione territoriale dell’Accordo di Associazione con Israele al vaglio della Corte di giustizia

Sommario: 1. Premessa. – 2. La Politica mediterranea dell’Unione europea. – 3. L’Accordo

CEIsraele e l’Accordo CEOLP e la questione della loro applicazione territoriale. – 4. Le norme sull’origine dei prodotti. – 5. I fatti all’origine della controversia. – 6. L’argomentazione della Corte. – 7. Osservazioni conclusive.

La definizione dei limiti territoriali1 dello Stato di Israele costituisce da più di sessanta anni il cuore del conflitto in Medio Oriente le cui conseguenze in termini umani, politici, economici e di sicurezza internazionale si irradiano ben oltre i confini di questa area tormentata. Per tali motivi la regione si trova al

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centro di un’intensa attività diplomatica promossa, tra l’altro, da organizzazioni internazionali a carattere regionale2 e universale3.

Benché esse si siano spesso pronunciate in merito alla legittimità4 della presenza israeliana nei territori occupati5 non possono evidentemente intervenire

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direttamente sulla delimitazione6 dei confini tra Israele e il futuro Stato palestinese che potranno essere definiti solo mediante un accordo tra Israele e l’ente rappresentativo del popolo palestinese7. È evidente, infatti, che il potere di modificare e stabilire confini tra Stati non rientra nelle competenze né del Consiglio di sicurezza né di altre organizzazioni internazionali.

Tuttavia queste ultime possono esercitare indirettamente un’influenza su tale complessa questione quando chiamate a risolvere controversie che appaiono di ordine tecnico e di perciò stesso neutrali, come quelle vertenti sulle norme sull’origine delle merci prodotte negli insediamenti israeliani dei territori occupati come avvenuto nel caso Firma Brita Gmbh c. Hauptzollamt HamburgHafen8. L’interesse della sentenza che qui si commenta non risiede tanto nella – tutto sommato prevedibile – conclusione negativa cui essa perviene sulla questione fondamentale oggetto del rinvio pregiudiziale, quanto nella scelta operata dalla Corte di giustizia in merito alle norme di diritto internazionale richiamate a fondamento della sua argomentazione; nella connessione tra soluzione diplomatica e soluzione giurisprudenziale della controversia che assume una valenza politica nonostante un atteggiamento di cautela della Corte; nei quesiti che lascia aperti sui futuri rapporti tra l’Unione europea e le Parti coinvolte, soprattutto nella prospettiva di una futura, incerta, ma ovviamente auspicabile, composizione pacifica dei loro rapporti.

towns and villages, security areas and installations, and other places of special interests to Israel” (art. I, par. iii). Si specifica inoltre che Israele “will continue to maintain exclusive authority in Gaza air space, and will continue to exercise security activity in the sea off the coast of the Gaza Strip” (art. 3, par. i.1) e che si riserva “its inherent right of self defense, both preventive and reactive, including where necessary the use of force, in respect of threats emanating from the Gaza Strip” (art. 3, par. i.3). Il testo del documento è reperibile on line sul sito www.mfa.gov.il.

7 Nel Written Statement presentato alla Corte internazionale di giustizia in relazione al parere sul Muro, al par. 3.49 Israele affermava: “An additional issue which the question posed to the Court might engage relates to the status of the Israeli settlements in the West Bank. This is a subject, the resolution of which the two sides have expressly agreed to leave to the permanent status negotiations. This is the scheme of the Roadmap”.

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Il presente commento è strutturato come segue. Nel primo paragrafo verrà dato brevemente conto della Politica mediterranea dell’Unione europea che costituisce l’ambito giuridico in cui si incardinano gli accordi conclusi dall’Unione europea con Israele e l’OLP. Si svolgeranno quindi alcune osservazioni su tali accordi e sulla problematica della loro applicazione territoriale anche alla luce delle relazioni commerciali istituite dal Protocollo sulle relazioni economiche tra Israele e l’OLP. Seguiranno alcune osservazioni sulle norme sull’origine delle merci e sulla loro rilevanza per l’integrazione economica e politica. Si delineeranno quindi i fatti all’origine della controversia prima di passare ad analizzare le argomentazioni svolte dalla Corte. Infine sarà condotta una breve analisi delle questioni di diritto internazionale rilevanti per la soluzione della controversia di cui si evidenzieranno i profili più problematici.

La politica dell’Unione europea nel Mediterraneo e nel Medio Oriente9 si è sviluppata per tappe successive a partire dagli anni sessanta. Dopo una prima fase caratterizzata dalla conclusione di accordi commerciali stipulati con vari Paesi del Mediterraneo, la Comunità è passata da un approccio globale nei primi anni settanta10, alla Politica mediterranea rinnovata11, fino a giungere al Partenariato euro mediterraneo (dichiarazione di Barcellona del 28 novembre 1995)12. Quest’ultimo, a fronte di risultati deludenti, è stato oggetto di un tentativo di rilancio – per ora di scarso successo – con l’Unione per il Mediterraneo13.

I rapporti tra Unione europea e Paesi del Mediterraneo si svolgono anche

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nell’ambito della Politica europea di prossimità14 (European Neighbourhood Policy – ENP) volta al rafforzamento delle relazioni con i Paesi che, dopo l’allargamento del 2004, si trovano ai suoi confini sia nell’Europa orientale che, appunto, nell’area mediterranea.

Inseriti in una dimensione multilaterale – sviluppata attorno ai tre pilastri del partenariato politico e di sicurezza, economico e finanziario, sociale umano e culturale – e multidimensionale15, i rapporti d’integrazione economica costituiscono il fulcro della politica dell’Unione europea nella regione16. Gli obiettivi di stabilità economica, della promozione dello stato di diritto, di un’area di pace e benessere, si dovrebbero infatti realizzare mediante la creazione di un mercato pan europeo aperto e libero che prevede forme di integrazione avanzata17. Gli

strumenti privilegiati per tale finalità sono gli Accordi euromediterranei e i Piani di azione18 nella ENP19.

Sia il processo di Barcellona che la ENP – pur se fondate sul partenariato economico – hanno tra le fondamentali giustificazioni della loro elaborazione la soluzione del conflitto israelo palestinese20.

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La posizione dell’Unione europea su tale questione si fonda sul riconoscimento del diritto di Israele a vivere in pace entro confini sicuri, sul diritto di autodeterminazione del popolo palestinese, sul principio “due Stati – due popoli”, sul rispetto per le risoluzioni del Consiglio di sicurezza e del diritto internazionale21, sulla condanna dell’uso della forza.

Il profilo politico della cooperazione consiste soprattutto in dichiarazioni, cooperazione e incitamento al dialogo22, e rimane separato e distinto da quello economico. Gli strumenti utilizzati dall’Unione europea, in particolare gli accordi con le prospettive di apertura del mercato comunitario e gli aiuti finanziari23, sono concepiti come presupposti per la pace nell’area24. Essi dovrebbero costituire uno stimolo per i Paesi partner per adottare una serie di riforme economiche e sociali25 per realizzare un allineamento ai valori e ai principi definiti

nese. Vi sono naturalmente anche una serie di interessi specifici perseguiti dall’Unione europea in relazione alla sicurezza, all’immigrazione, all’approvvigionamento di fonti energetiche ecc.

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dall’Unione. Non sono utilizzati a fini coercitivi e solo indirettamente e limitatamente come strumenti di condizionalità26.

Il partenariato economico e finanziario del processo di Barcellona si prefigge la costituzione di una grande area di libero scambio da realizzarsi (entro il 2010) mediante la stipulazione di accordi bilaterali27 di libero scambio conclusi sia tra l’Unione e ciascuno dei Paesi del Mediterraneo sia tra gli stessi Paesi28 del

Mediterraneo29 (cooperazione sudsud).

I rapporti dell’Unione europea con Israele30 risalgono al 1964 quando è stato concluso un Accordo commerciale non preferenziale. Ad esso hanno fatto seguito, il 29 giugno del 1970, un Accordo preferenziale (con limitazioni per certi prodotti industriali e per gli agrumi) e quindi nel 1975 un Accordo di libero scambio31. Attualmente le relazioni tra l’Unione europea e Israele sono disciplinate dall’Accordo EuroMediterraneo che istituisce un’associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri da una parte e lo Stato di Israele dall’altra firmato nel 1995 ed entrato in vigore nel 200032. L’Accordo, il cui nucleo

umani e della democratizzazione – Documento d’orientamento strategico, COM(2003)294 def. (eurlex.europa.eu, reperibile on line).

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centrale è l’istituzione di una zona di libero scambio (ZLS), approfondisce le precedenti relazioni prevedendo la cooperazione in settori quali la libertà di stabilimento, la libera circolazione dei servizi, libera circolazione di capitali, la concorrenza; prevede il dialogo politico al fine di promuovere la pace e la sicurezza e la cooperazione regionale.

La portata territoriale dell’Accordo di associazione CEIsraele del 1995 – questione attorno alla quale si svolge la controversia nel caso Brita – non è definita nell’Accordo. L’art. 83 fa riferimento al “territorio dello Stato di Israele” senza ulteriori specificazioni33. Sarebbe evidentemente stato possibile per le Parti determinarne...

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