Ripensare la politica a partire dal Mondo nella riflessione di Hannah Arendt

Autore:Diana del Mastro
Pagine:527-532
 
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DIANA DEL MASTRO
RIPENSARE LA POLITICA A PARTIRE DAL MONDO
NELLA RIFLESSIONE DI HANNAH ARENDT
«Per prima cosa ogni pensare il “politico” […]
non è un pensare sul mondo,
bensì un pensare nel e al mondo.
Ma chi sono quelli che pensano?
E che cos’è il mondo?»
A. Grunenberg,
Hannah Arendt e Martin Heidegger. Storia di un amore
«Non l’Uomo, ma uomini abitano questo pianeta.
La pluralità è la legge della terra.»
H. ARENDT, La vita della mente
Che cosa è diventata la vita umana, che cosa rimane di essa dopo la
crisi dei sistemi di riferimento? Questo sembra essere il quesito che pre-
occupa ed appassiona Hannah Arendt, studiosa e filosofa della politica di
origini ebraico-tedesche, costretta per questo a lasciare la Germania na-
zista ed emigrare negli Stati Uniti per salvarsi la vita.
La sua è stata una tra le poche voci del Novecento a levarsi in difesa
della centralità del mondo in nome del quale la studiosa non ha voluto es-
sere considerata filosofa, piuttosto un’apolide del pensiero1.
La Arendt è stata testimone e vittima di eventi drammatici del Nove-
cento come il nazionalsocialismo e il comunismo sovietico che l’hanno
convinta che una delle ragioni che aveva provocato in epoca moderna
l’allontanamento dal modello politico della polis greca consisteva nel fat-
to che agli uomini era stata negata ogni possibilità di dare forma attraver-
so l’agire politico, alla loro vita in comune2: l’accesso allo spazio pubbli-
co non era più consentito a causa dell’accentramento del potere nello Sta-
to nazionale, nel totalitarismo.
1 «Con Vita activa la Arendt aveva introdotto un nuovo tipo di pensiero. Non era
scienza quella a cui si dedicò, ma pensiero politico fondato in maniera filosofica, aperto
alle altre discipline e che coinvolgeva le esperienze storiche. Ma in fondo non fece che
proseguire ciò che Platone e Aristotele avevano iniziato e Heidegger ripreso. Offrì rifles-
sioni sui presupposti per l’autorganizzazione politica degli uomini nelle complesse condi-
zioni della modernità». A. GRUNENBERG, Hannah Arendt e Martin Heidegger. Storia di
un amore, Longanesi, Milano 2009, p. 368.
2 La Arendt non considera l’esempio della polis come l’unico modello della politica,
ma si richiama a quell’esperienza come paradigmatica dell’espropriazione moderna della
politica. Cfr. A. DAL LAGO, La città perduta, in H. Arendt, Vita Activa, Bompiani, Milano
1994, pp. VII-XXXIII.

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