Politiche di vicinato: profili etici e giuridici nella Grecia antica

Autore:Mino Ianne
Pagine:533-555
 
ESTRATTO GRATUITO
533
MINO IANNE
POLITICHE DI VICINATO:
PROFILI ETICI E GIURIDICI NELLA GRECIA ANTICA
ABSTRACT
The c oncepts of identity and connection, reciprocity and meeting, friendship and hospitality, run
through an endless thread the ethos of the Greek world from the archaic to the classical age (which
is the diachronic path proposed in the paper) and find wide evidence in literature, philosophy,
history and law. The ancient sources are constantly in agreement with the sacred worth set down
to the foreigner/guest and there are specific legal institute corresponding to that ethic and religious
assignment, aimed to give legal certainty to the group of relationships within the wide and
complex Greek speakers' world that, as it's well known, occupied a large part of the
Mediterranean sea.
The barbarians had a different social and legal status, and they were all the people that
didn't belong to the Greek world and that came from other populations and countries. The
name and the idea that a Greek citizen had in the matter of a barbarian was sometimes
misunderstood and people have even seen in it the genesis of modern forms of xenophobia and
racism.
The essay points out that the Greek concept of barbarian owns the meaning of the cultural
and not racial-genetic diversity, and that, indeed, the Greeks were the founders of the
philosophical principle of equality of all men in nature.
Se la più avvertita sensibilità moderna considera la civiltà che tratta lo
straniero con ospitalità più evoluta di quella che tratta lo straniero con ostilità,
di questa sensibilità siamo debitori, in primo luogo, alla civiltà greca; è una
sensibilità che abbiamo ricevuto dalla cultura greca e che i testi classici ci han-
no tramandato.
Appare utile, al riguardo, quindi, una ricerca sulla fondazione greca dei
principi di integrazione, relazionalità e politiche di amicizia tra popoli e Stati.
Ricerca posta su basi di approfondimento conoscitivo che, facendo appello
unicamente alla severità dei migliori studi di antichistica, metta da parte ge-
nerici appelli fondazionali che, talora, sembrano più evocazioni identitarie
spaventate che non conoscenza critica consapevole dell’antico.
I concetti di identità e relazionalità, alterità e incontro, amicizia e o-
spitalità, percorrono con un filo ininterrotto l’ethos del mondo greco1
dall’età arcaica a quella classica2 (che è il percorso diacronico che qui
1 L’ospitalità, per i greci, non è un aspetto e un momento dell’etica ma, come spiega
Derridà, è il modo stesso di concepire la cultura, in quanto investe l’ethos, la dimora, lo
stare nel mondo, in cui si ospita e si è ospitati, cfr. J. DERRIDÀ, Cosmopoliti di tutti i paesi,
ancora uno sforzo!, Cronopio, Napoli 1997, p. 26.
2 “Nella cultura greca tra V e IV secolo esiste una robusta linea di pensieri che par-
lano il linguaggio dell’apertura, che affermano l’unità del genere umano. Si tratta, per un
534
viene approfondito) e trovano riscontri in sede letteraria, filosofica, stori-
ca e giuridica.
Lo xšnov è, in primo luogo, l’ospite ma è anche lo straniero (di stirpe
ellenica), colui che giunge da altra terra3; l’identità linguistica segnala che
lo straniero è sempre ospite e l’ospite, nella mentalità greca, è sempre ben
accolto perché è sacro4, protetto da Zeus xšniov e da Atena xšnia5. Di-
versamente dall’età arcaica, a partire dal V secolo, con l’affacciarsi, in
letteratura, della coppia antonima greco-barbaro6, la parola xšnov assume il
più restrittivo significato di ospite o straniero di lingua e stirpe greca e ven-
gono meglio a precisarsi gli statuti personali relativi alla condizione di xenía,
che possono essere così suddivisi: il prÒxenov, l’ospite pubblico; l’„diÒxenov,
l’ospite privato (assimilabile all’¢stÒxenov); il dorÚxenov, l’ospite con il
quale si è contratta amicizia dopo essersi scontrati in guerra, il nemico
diventato amico7. Ma nella tradizione letteraria il termine xšnov copre
un’area semantica dallo spettro piuttosto ampio e variegato: la persona che
ospita o che viene ospitata, il soldato mercenario, l’alleato, il forestiero gene-
ricamente inteso, meno comunemente il meteco e gli occasionali visitato-
ri di passaggio (parepidemoi)8.
verso, dell’approdo in epoca classica del’onda lunga della cultura arcaica, con le sue ric-
che esperienze del mondo non greco e del suo coinvolgimento nella vita quotidiana della greci-
tà. Si tratta, per altro verso, del risultato della pratica quotidiana del me scolarsi delle civiltà e
delle esperienze, che era un tratto caratteristico della vita quotidiana di una città come Atene,
che sviluppava nelle vie del commercio una forte vocazione internazionale e che anche
all’interno della cinta urbana era abituata a vedere i non ateniesi e i non greci mescolarsi ai cit-
tadini”, A. MASARACCHIA, Greci e barbari nel Panegirico di Isocrate, in L. DE FINIS (a cura
di), Civiltà classica e mondo dei barbari. Due modelli a confronto, Associazione italiana di
cultura classica, Trento 1991, p. 92.
3 Significato e varianti lessicali della parola xšnov in H.G. LIDDELL - R. SCOTT,
Greek-English Lexicon, Clarendon Press, Oxford 1996, p. 471; per una rassegna terminologica
della figura dello xšnov É. BENVENISTE, Le Voc abulaire des institutions indoeuropéennes, 2
voll., Minuit, Paris 1969, trad. it. di Mariantonia Liborio Il vocabolario delle istituzioni indoeu-
ropee, Einaudi, Torino 2000 (1a ed. it. 1981), pp. 64-75, 262, 267.
4 Da Zeus provengono tutti, stranieri e profughi (prÕv g¦r DiÒv e„sin ¤pantev
xe‹noi te ptwco… te), Odissea, VI, vv. 206-207.
5 Odissea, IX, vv. 270-271; XIV, vv. 57-58; Platone, Leggi V 730a; VIII 843a, dove
si sottolinea che Zeus è protettore sia dei cittadini che degli stranieri, senza alcuna diffe-
renza; XII 953e. Cfr. É. BENVENISTE, op. cit., p. 262.
6 Cfr. F. HARTOG, Mémoire d’Ulysse. Récits sur la frontière en Grèce ancienne, Gal-
limard, Paris 1996, trad. it. di Antonella Parazzoli Tadini Memorie di Ulisse. Racconti
sulla frontiera dell’antica Grecia, Einaudi, Torino 2002, p. 107.
7 Cfr. G.D. ROCCHI, Prigioniero e ospite: forme e pratiche delle relazioni interco-
munitarie di età arcaica, in M. GABRIELLA, A. BERTINELLI, A. DONATI (a cura di), Il citta-
dino, lo straniero, il barbaro, fra integrazione ed emarginazione nell’antichità, Atti del I
Incontro Internazionale di Storia Antica (Genova 22-24 maggio 2003), Serta antiqua et
mediaevale, VII, Bretschneider, Roma 2005, p. 31, dove l’autore richiama la rassegna
dell’Onomastikon di Polluce.
8 D. WHITEHEAD, The ideology of the Athenian Metic, Cambridge Philological Society,
Cambridge 1977, pp. 10-11, con ampi rimandi alla letteratura testuale.

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA