Opinion of Advocate General Richard de la Tour delivered on 14 July 2022.

JurisdictionEuropean Union
Celex Number62021CC0237
ECLIECLI:EU:C:2022:574
Date14 July 2022
CourtCourt of Justice (European Union)

Edizione provvisoria

CONCLUSIONI DELL’AVVOCATO GENERALE

JEAN RICHARD DE LA TOUR

presentate il 14 luglio 2022 (1)

Causa C237/21

Generalstaatsanwaltschaft München

con l’intervento di

S.M.

[domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dall’Oberlandesgericht München (Tribunale superiore del Land di Monaco di Baviera, Germania)]

«Rinvio pregiudiziale – Cittadinanza dell’Unione – Articoli 18 e 21 TFUE – Domanda di estradizione emessa da uno Stato terzo nei confronti di un cittadino dell’Unione europea ai fini dell’esecuzione di una pena detentiva – Stato membro richiesto che vieta l’estradizione dei propri cittadini – Restrizione alla libera circolazione – Giustificazione in ragione dell’obiettivo di evitare il rischio di impunità delle persone che hanno commesso un reato – Proporzionalità – Obbligo di estradizione in applicazione di una convenzione internazionale»






I. Introduzione

1. La presente domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione degli articoli 18 e 21 TFUE. Essa è stata presentata nell’ambito di una domanda di estradizione inoltrata dalle autorità della Bosnia‑Erzegovina alle autorità della Repubblica federale di Germania con riferimento a S.M., un cittadino serbo, bosniaco e croato ai fini dell’esecuzione di una pena detentiva.

2. Detta domanda si inserisce nel quadro della giurisprudenza inaugurata con la sentenza del 6 settembre 2016, Petruhhin (2), relativa all’estradizione in uno Stato terzo di cittadini dell’Unione europea che hanno esercitato il loro diritto di libera circolazione in Stati membri dell’Unione diversi da quelli di cui hanno la cittadinanza, quando in detti Stati membri esiste una norma che vieta l’estradizione dei propri cittadini al di fuori dell’Unione. Tra le cause sottoposte alla Corte è possibile distinguere tra, da una parte, quelle relative a una domanda di estradizione ai fini dell’esercizio dell’azione penale, che hanno dato luogo alla sentenza Petruhhin e alle sentenze del 10 aprile 2018, Pisciotti (3), del 2 aprile 2020, Ruska Federacija (4), del 17 dicembre 2020, Generalstaatsanwaltschaft Berlin (Estradizione verso l’Ucraina) (5), nonché all’ordinanza del 6 settembre 2017, Peter Schotthöfer & Florian Steiner (6), e, dall’altra, quella vertente su una domanda di estradizione ai fini dell’esecuzione di una pena, che ha condotto alla sentenza del 13 novembre 2018, Raugevicius (7).

3. Con detta giurisprudenza, la Corte ha applicato in materia di estradizione quanto da essa già stabilito nella sua sentenza del 20 settembre 2001, Grzelczyk (8), vale a dire che «lo status di cittadino dell’Unione è destinato ad essere lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri che consente a chi tra di loro si trovi nella medesima situazione di ottenere, indipendentemente dalla cittadinanza e fatte salve le eccezioni espressamente previste a tale riguardo, il medesimo trattamento giuridico» (9). Ciò ha indotto la Corte a esigere che uno Stato membro che non autorizza l’estradizione dei propri cittadini verifichi l’esistenza di misure alternative all’estradizione quando riceve da uno Stato terzo una domanda di estradizione riguardante un cittadino di un altro Stato membro che si è avvalso del proprio diritto alla libera circolazione.

4. Con la sua domanda di pronuncia pregiudiziale, il giudice del rinvio desidera ottenere dalla Corte chiarimenti in merito alla lettura che deve essere data della sentenza Raugevicius, oltre che su come conciliare il contributo di detta sentenza con gli obblighi che scaturiscono in capo agli Stati membri dalla Convenzione europea di estradizione, firmata a Parigi il 13 dicembre 1957 (10).

5. In quest’ultima sentenza, la Corte ha dichiarato che gli articoli 18 e 21 TFUE devono essere interpretati nel senso che, in presenza di una domanda, presentata da un paese terzo, di estradizione di un cittadino dell’Unione che ha esercitato il proprio diritto alla libera circolazione, la quale sia finalizzata non all’esercizio dell’azione penale, bensì all’esecuzione di una pena detentiva, lo Stato membro richiesto, il cui diritto nazionale vieti l’estradizione dei propri cittadini al di fuori dell’Unione ai fini dell’esecuzione di una pena e preveda la possibilità che una siffatta pena irrogata all’estero sia scontata nel suo territorio, è tenuto a garantire a tale cittadino dell’Unione, purché sia residente in modo permanente nel suo territorio, un trattamento identico a quello accordato ai propri cittadini in materia di estradizione (11).

6. Va precisato che, nella causa che ha dato luogo alla sentenza Raugevicius, lo Stato membro richiesto, vale a dire la Finlandia, aveva effettuato una dichiarazione nel quadro della Convenzione europea di estradizione che gli consentiva di rifiutare l’estradizione non soltanto dei propri cittadini, ma anche dei cittadini di altri Stati residenti nel suo territorio. A differenza della Repubblica di Finlandia, la Repubblica federale di Germania ha reso una dichiarazione che limita il termine «cittadini», ai sensi di detta Convenzione, ai soli cittadini di detto Stato membro. È questo diverso contesto a indurre il giudice del rinvio a interrogarsi sull’applicazione, nella presente causa, della soluzione elaborata dalla Corte nella sentenza Raugevicius, posto che, alla luce della portata limitata della dichiarazione effettuata dalla Repubblica federale di Germania nel quadro della Convenzione europea di estradizione, un rifiuto da parte di detto Stato membro di estradare un cittadino di un altro Stato membro che risiede in maniera permanente nel suo territorio potrebbe contrastare con detta Convenzione.

7. Al fine di rispondere a tale interrogativo, illustrerò nelle presenti conclusioni le ragioni per cui ritengo che la sentenza Raugevicius non debba essere intesa nel senso che impone allo Stato membro richiesto di negare in maniera automatica e in termini assoluti l’estradizione ai fini dell’esecuzione della pena di un cittadino di un altro Stato membro che risiede in maniera permanente nel suo territorio, in contrasto con quanto ad esso imposto dalla Convenzione europea di estradizione. Infatti, a mio avviso, quanto dichiarato dalla Corte in detta sentenza implica piuttosto che lo Stato membro richiesto sia tenuto, in forza degli articoli 18 e 21 TFUE, a verificare attivamente se esista una misura alternativa all’estradizione, meno lesiva dell’esercizio del diritto alla libera circolazione e di soggiorno di cui beneficia il cittadino dell’Unione oggetto di una domanda di estradizione. Qualora, malgrado le azioni intraprese dallo Stato membro richiesto presso lo Stato terzo richiedente, non possa essere individuata una misura alternativa all’estradizione, questi articoli non possono, a mio parere, essere interpretati nel senso che impediscono allo Stato membro richiesto di procedere all’estradizione di detto cittadino dell’Unione.

II. Contesto normativo

A. Convenzione europea di estradizione

8. L’articolo 1 della Convenzione europea di estradizione così dispone:

«Le [p]arti [c]ontraenti si obbligano a estradarsi reciprocamente, secondo le regole e le condizioni stabilite negli articoli seguenti, gli individui perseguiti per un reato o ricercati per l’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza dalle autorità giudiziarie della [p]arte richiedente»

9. L’articolo 6 della Convenzione in parola, dal titolo «Estradizione dei cittadini», prevede quanto segue:

«1.a) Ciascuna [p]arte [c]ontraente avrà la facoltà di rifiutare l’estradizione dei suoi cittadini.

b) Ciascuna [p]arte [c]ontraente potrà, mediante una dichiarazione effettuata al momento della firma o del deposito dello strumento di ratifica o di adesione, definire, per quanto la concerne, il termine “cittadini” nel senso della presente Convenzione.

(...)».

10. Al momento del deposito dello strumento di ratifica, il 2 ottobre 1976, la Repubblica federale di Germania ha effettuato una dichiarazione, ai sensi dell’articolo 6 della suddetta Convenzione, nei seguenti termini:

«L’estradizione di cittadini tedeschi dalla Repubblica federale di Germania verso un paese straniero non è permessa ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 2, prima frase, [del Grundgesetz für die Bundesrepublik Deutschland (legge fondamentale della Repubblica federale di Germania) (12), del 23 maggio 1949] e deve pertanto essere negata in ogni caso.

Il termine “cittadini” di cui all’articolo 6, paragrafo 1, lettera b), della Convenzione europea di estradizione comprende tutti i cittadini tedeschi ai sensi dell’articolo 116, paragrafo 1, della legge fondamentale della Repubblica federale di Germania».

B. Diritto tedesco

1. Legge fondamentale della Repubblica federale di Germania

11. L’articolo 16, paragrafo 2, della legge fondamentale della Repubblica federale di Germania prevede quanto segue:

«Nessun tedesco può essere estradato all’estero. Una disciplina derogatoria può essere adottata dalla legge ai fini dell’estradizione verso uno Stato membro dell’Unione europea o una corte internazionale, purché siano garantiti i principi dello Stato di diritto».

12. L’articolo 116, paragrafo 1, della legge fondamentale della Repubblica federale di Germania così dispone:

«Salvo diverse disposizioni di legge, è considerato “tedesco” ai sensi della presente legge fondamentale chiunque possieda la cittadinanza tedesca o sia stato accolto come rifugiato o sfollato di origine tedesca o come suo coniuge o discendente nel territorio del Reich tedesco quale era al 31 dicembre 1937».

2. Legge sulla cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale

13. Il Gesetz über die internationale Rechtshilfe in Strafsachen (legge sulla cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale) (13), del 23 dicembre 1982, nella versione applicabile ai fatti (14), contiene disposizioni in materia di cooperazione per l’esecuzione di sentenze straniere in Germania.

14. L’articolo 48 dell’IRG così dispone:

«La cooperazione giudiziaria può essere fornita nel quadro di un...

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