L'economia sociale di mercato: critica o prospettiva per il modello sociale europeo?

Autore:Markus Krienke
Occupazione dell'autore:Facoltà di Teologia di Lugano
Pagine:67-98
 
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L’economia sociale di mercato: critica o prospettiva per il modello sociale europeo?
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L’economia sociale di mercato:
critica o prospettiva per il modello sociale europeo?
Markus Krienke*
Abstract. This paper examines the consequences of the model of social market economy for a
new comprehension of the “european social model”. The crisis of the classic “welfare state”,
which has to satisfy the needs of citizens by a high quote of social contributions, entails to the
economic reflection to reconsider the axioms of the Beveridge Model. The critique, which
Röpke, Einaudi and other liberal and ordoliberal thinkers have objected against the spirit of
this model, can help us today in this task. Therefore, it is unevoidable to actualize the concept
of social market economy and to reconsider what the ordoliberal understanding of the
relationship between individual liberty and the rules of free markets, on the one hand, and the
social importance of constitutional order and and political intervention, on the other, means.
In this paper, that reflection is developed through the consideration of Hayek and Homann as
two individualistic concepts of the relationship between free market economy and morality,
which do not exclude the importance of morality for the social order. Anyway, they reduce
this moral dimension or to the individual, or to the norms of the order itself. Contrarily to
these two concepts, the social market economy considers the social relationships as moral
dimension of the personal liberty, and therefore indispensable for the effective realization of
free markets. In other words, they consider liberty as relationship and therefore in a moral
way without moralizing them. In this sense, the individualistic reduction of economy can be
criticized in the light of social market economy. The more that liberty is realized not
individualistically but in relationships which generate social responsbility, the more it is
possible to realize a liberal state without social paternalism and assistentialism.
Keywords: European Social Model; Social Market Economy; Freedom and Social Responsibility
«La responsabilità economica è sempre efficiente; la respon-
sabilità politica non lo è quasi mai» (Sturzo, 1957, p. 36).
«Roma non cadde sotto i colpi dei barbari. Era già caduta
prima, guasta dalla corruzione interna» (Einaudi, 2004, p. 86).
1. Definizione dell’economia sociale di mercato
Parlando del “modello sociale europeo”, non si può più eludere la
discussione sull’economia sociale di mercato, dato che essa è stata va-
rata dal trattato di Lisbona del 2009, secondo il quale «l’Unione […]
[s]i adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato […] su
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un’economia sociale di mercato fortemente competitiva»1. Si può cer-
to discutere se la formulazione concreta sia adeguata al suo concetto
teorico, il quale si comprende piuttosto come un modo strutturale del
quadro costituzionale a priori nella formulazione di specifici fini poli-
tici, menzionati nella definizione, come «crescita economica equili-
brata», «stabilità dei prezzi», «piena occupazione», «progresso socia-
le», «un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità del-
l’ambiente» e infine «il progresso scientifico e tecnologico. In questo
senso, Horn giustamente ha criticato che la formula del trattato non ri-
specchierebbe il concetto originario dell’economia sociale di merca-
to2. A parte il ragionamento incontestabile di questo argomento, biso-
gna constatare che l’assunzione di tale concetto nel trattato di Lisbona
segna un passaggio in ogni caso importante: l’idea dell’economia so-
ciale di mercato non è più il “label” per un determinato sistema eco-
nomico nazionale, cioè tedesco, ma viene considerato come un model-
lo applicabile ad un livello sovranazionale. Piuttosto che espressione
di una cultura nazionale, essa si evidenzia, quindi, come risultato di un
determinato spazio culturale, quale è, in questo caso, quello della cul-
tura europea nella sua pretesa di universalità razionale, formatasi a
partire dalle radici filosofiche greche, da quelle giuridiche romane, poi
da quelle della religione universale del cristianesimo, fino all’univer-
salismo della ragione dell’illuminismo moderno. In questo riferimento
alle costanti universalistiche, che si condensano nell’immagine cri-
stiano-europea dell’uomo, il concetto dell’economia sociale di merca-
to richiede, in quanto teoria dell’ordinamento sociale, un quadro costi-
tuzionale, quale è stato in qualche modo sostituito dallo stesso trattato
di Lisbona. Nella tradizione europea, la costituzione è il documento di
affermazione del valore principale della libertà dell’individuo come
elemento principale di sovranità, nella dimensione della “giustizia so-
ciale”, intesa non come giustizia distributiva, ma come il giusto ordi-
namento politico della società libera moralmente legittimato nei con-
fronti della libertà autonoma dei cittadini. Se l’economia sociale di
mercato mira all’inserimento dell’ordinamento economico nel quadro
costituzionale, allora configura gli estremi di tale ordinamento in con-
formità con le dimensioni aprioristiche della libertà del suo rispettivo re-
1 Art. 3 co. 3.
2 «Nel l inguaggio dell’UE l’“economia sociale di mercato” non descrive quindi un sistema di
coordinate economiche che rende innanzit utto possibile la crescita economica, la stabilità dei prezzi
e la tutela dell’ambiente, essendo sovraordinato a questi fini. Con ciò si impone una prima conclu-
sione: l’economia sociale di mercato in Europa è qualcosa di diverso rispetto a ciò che sarebbe stato
auspicabile secondo il suo concetto tedesco originale» (Horn, 2012, p. 28).
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ferente antropologico (l’immagine dell’uomo risultante dalla suddetta
tradizione). In questo modo, la configurazione dell’ordinamento econo-
mico risulta intimamente connesso con i fini particolari dello stato costi-
tuzionale quali sono la democrazia, lo stato sociale (non necessariamente
nel senso welfarista), e il federalismo, a cui ultimamente si aggiunge in
maniera fondamentale anche la salvaguardia dell’ambiente. La speci-
fica combinazione di questi aspetti non è quindi un compito della poli-
tica, ma viene realizzata a livello costituzionale e quindi risulta da un
ragionamento aprioristico sul rapporto tra libertà e giustizia sociale.
Già da questo primo ragionamento fondamentale risulta chiaro, però,
che la dimensione “sociale” dell’economia sociale di mercato non coin-
cide con lo “stato sociale” quale valore e fine della politica sociale di un
governo nazionale o sovranazionale. Ma se addirittura la prima accezione
precede non solo logicamente ma anche normativamente la seconda, in
quanto ancorata nel quadro costituzionale stesso, ne deriva che la secon-
da è sempre da determinare a partire dalla prima. Inoltre, perché anco-
rata all’interno del contesto costituzionale che negli ordinamenti mo-
derni e comunque post-bellici si fonda sull’affermazione dei diritti
fondamentali di libertà, ciò significa che la prima dimensione del so-
ciale, quella da realizzare con l’economia sociale di mercato, concerne
proprio l’affermazione di condizione di possibilità di qualsiasi politica
sociale e la precedenza lessicale del valore di libertà. In altre parole, la
“giustizia sociale”, prima di essere una questione di politica sociale, è una
dimensione costituzionale della libertà e quindi un compito giuridico. È
questa l’idea principale dell’economia sociale di mercato.
Anzi, in questo quadro, la politica sociale diventa senz’altro una
delle affermazioni centrali dell’economia sociale di mercato nella mi-
sura in cui è affermato il principio che la migliore politica sociale è
l’espansione del libero mercato e la garanzia costituzionale delle liber-
tà fondamentali, le quali includono le dimensioni sociali fondamentali
della persona. Qualsiasi “politica sociale” diventa una necessaria con-
seguenza posteriore a questo quadro, e ha mera funzione sussidiaria,
per cui non può contraddire l’affermazione della libertà a livello costi-
tuzionale. Concretamente, come definiva Alfred Müller-Armack, tra i
“padri” dell’economia sociale di mercato quello che con più insistenza
ha cercato di realizzare una chiarificazione concettuale della stessa, gli
interventi dello stato dovrebbero garantire «scopi sociali senza interfe-
rire, con effetti di disturbo, nell’apparato del mercato»3. Si tratta allo-
3 Müller-Armack (2010, p. 89). Un’altra definizione ricorre poco dopo: «[i]l concetto di
economia sociale di mercato può essere così definito, come un’idea di politica dell’ordine il

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