Le politiche di integrazione e di vicinato

Autore:Giuseppe Patruno
Pagine:387-394
 
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GIUSEPPE PATRUNO
LE POLITICHE DI INTEGRAZIONE E DI VICINATO
Il clima culturale che si sviluppò nell’immediato dopoguerra tendeva
a creare condizioni che evitassero il ripetersi dei rovinosi effetti di una
lunga e catastrofica guerra di cui il mondo, e l’Europa in particolare, ave-
va appena subito le terribili conseguenze, cui gli stessi vincitori ritennero
di porre rimedio con massici aiuti.
Bisogna considerare che nell’immediato secondo dopoguerra, d’altronde,
gli Stati europei, sia quelli che avevano vinto sia quelli che avevano per-
so, erano, sotto il profilo economico, in condizioni seriamente disastrose.
Ciò perché l’Europa aveva rappresentato il teatro di guerra preponderante
e, pertanto, maggiori erano state le distruzioni tanto delle strutture civili
quanto di quelle produttive, per non dire di quelle infrastrutturali.
In tale circostanza, gli Stati Uniti ritennero di intervenire in aiuto
dell’Europa, per favorirne la ricostruzione economica, attraverso la con-
cessione di aiuti finanziari in forma non onerosa e, solo marginalmente,
con la concessione di prestiti a lunga durata e a tassi d’interesse pressoché
simbolici. Ciò venne realizzato con il Piano ERP (European Recovery
Program), conosciuto anche come Piano Marshall, dal nome del Generale
George Catlett Marshall – capo di stato maggiore dell’esercito USA duran-
te la seconda guerra mondiale, poi Segretario di Stato, nel periodo 1947-
1949, insignito del premio Nobel per la pace nel 1953 – che, nella sua qua-
lità di Segretario di Stato, aveva ispirato il programma di intervento.
Il Congresso degli Stati Uniti, il 2 aprile 1948, approvò l’Economic Co-
operation Act, con cui veniva istituita l’European Cooperation Admini-
stration (ECA), con sede a Washington, con il compito e la responsabilità
dell’erogazione ed amministrazione dei fondi del Piano ERP.
I Paesi europei, per poter fruire di tali fondi, furono, però, pratica-
mente obbligati dal Governo statunitense a cooperare strettamente fra lo-
ro. Per rispondere a tale esigenza, sedici Paesi – Austria, Belgio, Dani-
marca, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Islanda, Italia, Lussem-
burgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia, Svizzera e Turchia, ai
quali va aggiunta la Germania Federale la cui adesione fu sottoscritta dal-
le potenze vincitrici occidentali (Francia, Gran Bretagna e USA) che oc-
cupavano il territorio tedesco) – crearono il 16 aprile 1948 l’Organizza-
zione Europea per la Cooperazione Economica (OECE), il cui compito
specifico era quello di coordinare l’attuazione degli aiuti del Piano Mar-
shall, nonché la ripartizione dei fondi assegnati. A questa Organizzazio-
ne, che aveva sede a Parigi, si unì da ultimo, nel 1959, la Spagna. Nel

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